Pasta making by hand, using only a wooden board and a rolling pin; cleaning, dyeing, carding wool and retting and preparing hemp and nettle fibres; spinning on a spindle or a spinning wheel; weaving on a traditional loom; hand embroidering; patchworking, mending and refashioning clothes to extend their life. Why in this age of immediate gratification and readily available food and clothes in megastores and online shops would we want to take such a step back in the past, and invest our time and energy in such tedious activities?

Because, we believe, they are not tedious at all: they are deeply rewarding and fulfilling. “And fun!”, adds the six year old daughter.

They offer a feast for the senses: the changing texture of the dough, the hay smell of retted hemp, the feel of lanolin on raw fleece, the variations of natural hues of wool and the shades of dyed fibres, the coarseness or softness of spun yarn, the warmth of the wooden tools. The senses awaken and so does our awareness of the physical items we are handling: this helps us to live in the moment and release tensions.

By letting us immerse ourselves in seemingly repetitive, self-forgetting movements, manual crafts satisfy our primal craving to create something tangible, a physical product: the quiet rhythms and the final sense of accomplishment is clinically proven to reduce stress and combat anxiety and depression without the need of any chemical drug.

Manual crafts provide us with the rare opportunity to free our creative energy and rediscover one of the most sophisticated, wonderful, sensitive and precise tool at our disposal: our hands. Without polluting the environment, without using electricity; without exploiting someone else’s hard and dehumanising labour in a far away land, without employing dangerous chemicals, without imposing alienating production rhythms but with the slow gratification of making something unique, with care and thoughtfully.

Manual arts and crafts are a form of rebellion: to the standardisation that industrial production offer; to the lowering of environmental, social and quality standards pushed by industries; to the laws of “fast and cheap” that consumerism is pushing forward.

If there’s anything that could righteously go under the label “take back control”, we believe it’s this.

 

 

 

Preparare la pasta a mano, usando solo un tagliere e un mattarello; lavare, tingere, cardare la lana e macerare e preparare canapa e ortiche per ricavarne fibre tessili; filare sul fuso o sul filatoio (o “filarino” nella parlata locale); tessere su un telaio manuale; ricamare a mano; riparare e modificare capi di abbigliamento per estenderne la durata.  Perché in questi tempi di gratificazioni immediate e di grandi magazzini e negozi online dove cibo e vestiario sono prontamente a disposizione, fare questo passo indietro nel passato e investire tempo ed energie in attività tanto tediose e anacronistiche?

Perché siamo convinti che non siano affatto tediose, e nemmeno anacronistiche: sono profondamente gratificanti e, aggiunge mia figlia, divertenti.

Sono una festa per i sensi: la consistenza della pasta che cambia durante l’impasto; il profumo che ricorda il fieno della canapa macerata, la sensazione della lanolina su un vello appena tosato; le variazioni di tonalità della lana grezza e le sfumature di quella tinta; la ruvidezza o la morbidezza delle fibre filate; il tocco caldo degli strumenti di legno. E’ un risveglio per i sensi, e per la consapevolezza della fisicità nostra e di ciò che stiamo maneggiando, il che contribuisce a riportarci al momento presente, lontani da pensieri e preoccupazioni, e a rilassare le tensioni.

Mentre ci immergiamo nell’apparente ripetitività dei movimenti, che pian piano diventano automatici, stiamo rispondendo ad un bisogno primordiale, quello di creare  qualcosa i concreto, di fisico e tangibile: i ritmi calmi e la soddisfazione finale sono antidoti clinicamente efficaci contro lo stress, l’ansia e la depressione.

Le attività ed arti manuali ci offrono la rara opportunità di liberare le nostre energie creative e di riscoprire uno dei più sofisticati, sensibili e precisi strumenti e nostra disposizione: le nostre mani. Senza inquinare, senza usare elettricità, senza sfruttare il lavoro duro e disumanizzante di altri uomini e donne in terre lontane, senza utilizzare sostanze chimiche pericolose, senza il ricorso ad alienanti ritmi di produzione, ma con la soddisfazione di avere prodotto qualcosa di unico, con lentezza, cura ed attenzione.

Le attività e le arti manuali sono una forma di ribellione: alla standardizzazione delle produzione industriale, al deterioramento degli standard ambientali, sociali e di qualità che la logica del consumismo comporta, alla mortificazione delle nostre pulsioni creative. Se c’è qualcosa che ha pieno diritto di rientrare sotto il motto: “riprendiamoci il controllo!”, crediamo sia proprio questo.

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